Allarme rifiuti
Allarme rifiuti
di Marco Papasidero

30/11/2007 - Messina - In crisi le associazioni di smaltimento rifiuti

Una discarica a cielo aperto; questa era la condizione di Messina fino a pochi giorni fa e ancora non del tutto risolta. Le strade sono paradossalmente ingombrate, invase dai rifiuti e esacerbate dal cattivi odore.

L’angosciosa circostanza si è venuta a creare in seguito ad uno sciopero dei dipendenti dell’Ato 3, una delle società che si occupa della raccolta dei rifiuti a Messina, in seguito al mancato pagamento degli stipendi. Infatti, quest’ultima, vanta un credito nei confronti del comune di 2 milioni e 800 mila euro, assegnategli dal consiglio comunale, e di 5 milioni e 200 mila euro previsti dal piano economico presentato dalla società all’inizio dell’anno. La situazione non sarebbe a questo grado di esasperazione se la giunta comunale di Messina, decaduta ormai da numerose settimane, fosse riuscita a vendere degli immobili in suo possesso per saldare il debito, cosa resa impossibile proprio dalla recente crisi politica.

In forte difficoltà anche la società Messina Ambiente – che insieme ad Ato3 e a Amam si occupa della raccolta dei rifiuti urbani – che non solo rischia di essere sfrattata, ma è anche appesantita da gravi problemi finanziari. L’anno scorso, infatti, la società ha chiuso il bilancio con una perdita di 2 milioni e 700 mila euro, per non parlare dei costi di produzione che ammontano a 32 milioni contro un utile di 25.
La ciliegina sulla torta è che la società è anche pesantemente gravata dal problema dell’assenteismo: 11.168 i giorni di malattia di cui hanno usufruito i più di quattrocento lavoratori dell’azienda

Altra problematica su cui si sta dibattendo in queste ore riguarda l’inceneritore di Mazzara S. Andrea, la cui discarica risulta colma. L’azienda fa sapere che ha la possibilità di contenere solo la quantità equivalente a quella giornalmente smaltita: 70 tonnellate in confronto delle 330 prodotte tutti i giorni dalla città.
La questione ha causato l’ennesimo rallentamento del ripristino di una condizione ottimale e del definitivo smaltimento di tutti i rifiuti cittadini. Intanto l’Ato 3 ha avanzato la richiesta di usufruire temporaneamente di un’altra discarica della zona, quella di Motta S. Anastasia.

La questione di Messina, che speriamo possa essere risolta quanto prima, va collocata nella più ampia vicenda dello smaltimento dei rifiuti che ha coinvolto, fino a pochi mesi fa, altre regioni d’Italia ed in particolare del Meridione.
L’assenza di strutture adeguata alla distruzione di questi materiali e la mancata organizzazione, in numerose città, di una politica di raccolta differenziata hanno messo in luce una drammatica debolezza del nostro Paese; debolezza che non è soltanto dovuta alla mancanza di risorse o di spazi appositi per la costruzione di strutture di smaltimento, ma all’interesse e alla sempre presente e pesante mano della mafia.
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