Occorre piantarla con la mafia, non piantare alberi!
Occorre piantarla con la mafia, non piantare alberi!
di Salvatore Cassarà*

31/07/2007 - Non posso più tacere, pur nella consapevolezza che in Italia i grilli parlanti possono essere schiacciati. Un Carabiniere imbavagliato fa comodo a molti, un Carabiniere che denuncia può dare fastidio ai nemici della chiarezza pertanto non taccio, né come cittadino né come Carabiniere perché godo ancora del diritto costituzionale della libera manifestazione del pensiero e me ne avvalgo. E’ora di controbattere al politichese ed alle menzogne che per anni ci hanno propinato!
Noi italiani abbiamo la memoria corta forse perché la memoria impone il ricordo di fatti sgradevoli che si preferiscono dimenticare o addirittura negare; mi riferisco a quei fatti che nell’arco di un ventennio o più, hanno cambiato l’Italia e gli italiani, che oggi non credono più nell’entità Stato, quello Stato in cui la democrazia non é più tale a causa dei partiti politici massimalisti.

E ritornando alla “memoria”, mi permetto, col massimo rispetto, di dissentire dall’affermazione del Presidente della Repubblica che a Palermo ha detto che “la mafia sta nuovamente alzando la testa”. Credo infatti, che “Cosa Nostra”, seppur colpita duramente da recenti operazioni antimafia, la sua maledetta testa non l’ha mai abbassata; semmai, lo ha fatto credere nell’ottica di quella strategia post-stragista, finalizzata a distogliere l’attenzione da se stessa.
Infatti, se é vero (e lo é) che in Sicilia la droga scorre a fiumi; che le cosche curano i loro affari permeando ogni settore della vita pubblica, attraverso prestanome utile filtro per l’aggiudicazione di appalti e commesse pubbliche; se é vero (e lo é) che i commercianti continuano rassegnati a pagare l’odiato “pizzo”; se é vero (e lo é) che giovani appena ventenni provenienti da famiglie non certo agiate, se la spassano a bordo di lussuose autovetture (pagate in contanti) e .. indovinate da dove vengono i soldi? Se é vero tutto questo (e lo é), la mafia non ha mai chinato la testa.

Alla luce di ciò non ritengo si possa scoraggiare Cosa Nostra o la ‘ndrangheta piantando alberelli in ricordo delle vittime di mafia; semmai sarebbe più utile che il Presidente Napolitano rinfrescasse la memoria degli italiani, spiegando i veri motivi per cui il nostro Stato, oggi più debole che mai, non ha potuto o voluto mozzare la testa alla Piovra.

Si dovrebbe ricordare che in passato, uomini col volto delle Istituzioni hanno ostacolato la vincita della partita con Cosa Nostra, allorquando osteggiarono la missione di Giovanni Falcone, più volte investito dalla bufera di vili e calunniose accuse mirate alla sua delegittimazione; attacchi ad opera di quei falsi amici, di quei Giuda che riuscirono a farlo sentire estraneo nella propria città ed “isolato” all’interno del palazzo di Giustizia di Palermo; quel Giovanni Falcone reo di essere scampato all’attentato all’Addaura, località balneare palermitana, e “maldestro” nell’aver ritardato la festa a quei corvi che dovettero attendere qualche tempo prima di versare lacrime di coccodrillo sulla sua bara; quel Giovanni Falcone accusato di tenere “le carte nei cassetti” proprio da quei “simboli” dell’antimafia (più parlata che agita, é bene dirlo) consapevoli che nei cassetti non c’erano prove nascoste; gli stessi calunniatori che, a strage consumata” pur di autocelebrarsi politicamente (ogni occasione é buona), si posero alla testa di quella fiaccolata notturna per le vie di Palermo in suffragio di quel magistrato che essi stessi avevano vergognosamente e vilmente infangato e contribuito ad isolare; gli stessi nemici della verità che nel ’95 sferrarono un ignobile attacco all’Arma dei Carabinieri, calunniando pubblicamente uno dei suoi migliori uomini, quel Maresciallo Antonino Lombardo, anch’egli artefice della cattura di Totò Riina, accusandolo, sapendo di mentire, di connivenze con la mafia.

Accuse strumentali finalizzate a distogliere l’attenzione dalla loro debolezza politica; accuse fasulle che indussero il sottufficiale al suicidio alla stregua dei Samurai che difendevano con tale gesto il proprio onore; morto suicida per non consentire ai delatori, ai suoi uccisori morali, ai Ronin (Samurai senza onore), di distruggerlo in vita con la forza del loro peso istituzionale; quell’Antonino Lombardo che non assisterà alla vergognosa delegittimazione di quel valido investigatore del cognato, il tenente dei Carabinieri Carmelo Canale, finito sul banco degli imputati per otto lunghi anni, con l’infamante accusa di mafia proveniente da quegli uomini senza onore, mafiosi finti pentiti, che dovevano fargliela pagare per il passato di loro acerrimo nemico; quel tenente Canale accusato di aver tradito Paolo Borsellino, del quale era il più stretto collaboratore, l’angelo custode, e l’eccellente magistrato si sarà certamente rivoltato nella tomba, perché fatto apparire come un pivello incapace di valutare i suoi più stretti collaboratori; quel tenente Canale incastrato nei gangli giudiziari di quella stessa Procura dalla quale, dopo le stragi del ‘92, é scattata la “gara” da parte di molti, per l’appropriazione della memoria e del pensiero di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quei molti che si autoproclamarono ed ancora si autoproclamano loro “eredi o amici”, quando invece furono davvero pochi coloro che hanno vissuto e condiviso quella memoria e quel pensiero.

Quella stessa Procura in cui anche l’attuale Procuratore Nazionale antimafia, Pietro Grasso ha avvertito un certo isolamento; quel Pietro Grasso che proprio in questi giorni lancia l’allarme esortando la politica a fare seri esami di coscienza per lo stallo in cui si trova la lotta alla Piovra, perché i mafiosi non si pentono più perché ottengono maggiori sconti di pena e privilegi con le leggi ordinarie che trasformandosi in “gole profonde”.


Alla luce di ciò é oggi più che mai opportuno che la politica si guardi allo specchio, si faccia un profondo esame di coscienza ed inizi ad occuparsi delle prerogative di questa Italia allo sfacelo.
Affinché non si ripercorrano gli errori del passato e ci si ritrovi a celebrare altri funerali di Stato, sarebbe opportuno, in tema di criminalità mafiosa, che la politica non trascurasse il grido di allarme del Procuratore Grasso né quello di un magistrato calabrese, in prima linea nella lotta contro la ‘ndrangheta, Nicola Gratteri (pm della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria) che di recente e senza mezzi termini, ha denunciato pubblicamente: gli abusi di potere di alcuni magistrati che dovrebbero far meglio il loro lavoro; le varie manifestazioni, divenute ormai vetrine mediatiche per i politici; e soprattutto che nella lotta alle cosche lo Stato ha abdicato.

Uno Stato che voglia dirsi credibile, non può sottovalutare gli allarmi di pezzi Istituzionali che, forse, iniziano a percepire un certo isolamento, così come lo percepì il Generale Dalla Chiesa a Palermo, così come lo avvertono oggi, proprio a Reggio Calabria, quegli onesti cittadini, quelle mosche bianche che hanno avuto la forza di denunciare le cosche che li taglieggiavano ed il coraggio di costituirsi parte civile in giudizio, nella certezza che lo Stato non avrebbe fatto mancare il proprio appoggio. Certezza svanita perché oggi, ora, nel momento in cui scrivo, avvertono il totale abbandono da parte di tutte le Istituzioni e l’isolamento che potrebbe indurli, in un momento di disperazione, a gesti estremi.

Le Istituzioni non possono rimanere impassibili. E mi chiedo: come fa uno Stato che si spaccia per credibile e forte, quando non lo é, a sconfiggere le mafie, quando la politica governante ne infama le Istituzioni cardine, defenestrando i Comandanti o i Capi di quelle Forze di Polizia che devono serenamente occuparsi della lotta alla criminalità?
Voglio ricordare, sempre in ossequio alla “Memoria” che quando De Gennaro fu nominato Capo Della Polizia di Stato, l’onorevole Violante disse : Saranno contenti Falcone e Borsellino.
Ed oggi, caro onorevole, cosa starà accadendo all’interno delle tombe in cui sono seppelliti quei magistrati?

*Maresciallo dei Carabinieri
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