DONNA OGGETTO? Si grazie
DONNA OGGETTO? Si grazie
di Daniela Pellicanò

25/06/2007 - Rapporto del Viminale 2006: il dato che più indigna è quello relativo alla violenza sulle donne. Un milione150.000 le donne che hanno denunciato violenze. 62,4 per cento i casi di maltrattamenti fisici, 69,7 per cento i casi di stupro, 68,3 per cento i casi di molestie. E l’autore, in tutti i casi, è il partner. Altro dato: un milione 400.000 ragazze prima dei sedici anni hanno subito violenza sessuale in famiglia. Indignazione, certo, ma nessuna meraviglia. Si dirà che la situazione non è poi così allarmante, che il numero è così elevato perché adesso le denunce si fanno con più facilità mentre un tempo… il dolore e la vergogna rimanevano custodite tra le quattro mura domestiche. Ma è anche il caso di dire che il numero non è così elevato perché non tutte le donne hanno ancora la forza di denunciare, di conseguenza questo dato non è esatto. La situazione reale è di gran lunga peggiore.
Ma perché? Eppure, si dirà, le donne adesso non sono messe poi così male, anzi… forse è più giusto dire che una quasi parità l’hanno raggiunta. Quasi.
Perché altrimenti non avrebbe senso continuare a parlare di quote rosa, di discriminazione nel lavoro (leggi: pari mansioni, salari inferiori rispetto agli uomini, divieto di assunzione se in loro “prevale” il desiderio di maternità, solo per fare qualche esempio).
Eccola la quasi parità. Ma c’è di peggio. Una donna da una certa ora in poi ci deve pensare due volte se avventurarsi per le strade della città. Una donna deve stare sempre sul chi va là se decide di accettare un invito. Perché nei dati forniti dal Viminale il protagonista delle violenze è il compagno, il marito, il padre, la famiglia insomma, ma non dimentichiamo gli estranei, che comunque fanno la loro parte.
Andiamo al nodo. Perché la situazione dovrebbe essere diversa se nell’immaginario collettivo la donna continua ad essere considerata una cosa, un oggetto preposto esclusivamente a soddisfare il piacere del maschio. E smettiamola con questa falsa indignazione! Basta vedere uno spot qualsiasi, di qualunque prodotto si tratti c’è una donna, piacevole o bella non importa, quel che conta è che sia provocante, perchè sia chiaro un solo messaggio: quello che ti offro, che ti sto vendendo, è l’oggetto del tuo desiderio.
E questo accade da sempre. Prima ancora della tv, del cinema, c’era la pittura. È cambiato il mezzo ma non la sostanza.
Perché dunque meravigliarsi se poi l’oggetto non sta ai comodi del desiderante? Non ci sta e allora me la prendo, comunque e con la forza.
Basta questo a far capire perché non è cambiato niente e perché non cambierà mai niente.
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