Una preghiera lunga un viaggio
Una preghiera lunga un viaggio
di Maura Mollo

22/06/2007 - Dopo la ferrovia, definita “opera ed espressione di Satana” da Bartolomeo Cappellari, alias papa Gregorio VI nel 1839, oggi è la volta dell’autostrada , anzi, della strada in genere. La Chiesa cattolica ha fatto pubblicare un vademecum per gli automobilisti cristiani. Con tutte le regole che un bravo fedele è tenuto a seguire. Nel manuale spiccano vari “consigli”: farsi il segno della croce prima di partire, e recitare il rosario durante le lunghe percorrenze, per sentirsi più vicini a Dio ed evitare così di commettere errori fatali alla guida.
Perché «le macchine», continua il Vaticano, oggi «sono strumento di abuso e di dominio sugli altri». Viene da chiedersi: un prete, un vescovo, un cardinale quando sono alla guida di una macchina (se non si fanno portare dall’autista di turno) sgranano davvero il rosario, certi di non avere incidenti? E Dio, se un automobilista si fa il segno della croce e, cantilenando, declama i vari misteri, lo rende immune da incidenti anche se va a 180 km/h, magari sulla Salerno-Reggio Calabria? Dov’è finito il libero arbitrio? E da quando la preghiera è diventata merce di scambio?
Certo, lasciare un prete dentro ogni autogrill d’Italia, potrebbe essere un’idea, ma oltre a diventare un esperto di camogli, non credo che quel prete possa fare molto. Chi si ferma in autogrill, in genere vuole rilassarsi e non subire il terzo grado sulla velocità che mantiene in strada. Del resto, anche collocare cappelle lungo le autostrade, sembra abbastanza inutile. A meno che non si voglia intensificare il traffico con gente che, non avendo nulla da fare decide di farsi una passeggiata per andare a pregare al primo svincolo simpatico.
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