I Reggini e il resto
I Reggini e il resto
di Daniela Pellicanò

11/06/2007 - Nel precedente editoriale ho definito la Calabria una terra piena di contraddizioni. Lo ribadisco.
Reduce da un giro in provincia e dall’intervista a Mimmo Nasone ho le idee ancora più chiare.
I reggini e il resto. Il resto della provincia, della regione. Abbiamo gli stessi problemi, in diversa misura. Variazioni sul tema, si potrebbe dire. Ma noi come li affrontiamo? Qui sta la differenza.
Altrove si continua a credere che quando hai un sogno, o più semplicemente un progetto, ti devi rimboccare le maniche, devi essere disposto al sacrificio. Perché saranno l’onestà e la professionalità ad aiutarti. Perché se ci credi davvero, prima o poi quel progetto lo realizzi. Ma questo significa metterti in gioco, misurarti con gli altri. Rinunciare a qualcosa se necessario perché sai che dopo avrai di meglio. E bisogna avere pazienza e determinazione perché si sa, in Calabria tutto è più difficile, ma questa consapevolezza non può frenare la voglia di fare.
Nasone sostiene che i reggini dormono. E in effetti quando vengono chiamati a condividere, scelte, dubbi, problemi, non sono in tanti a rispondere. Però, quando si tratta di pretendere senza dare, di prendere finché si può salvo poi, una volta esaurito il beneficio, voltare le spalle per andare altrove a spolpare qualcos’altro, allora sì che si svegliano. Abbiamo scelto di rimanere immobili? E magari di ostacolare chi invece vuole andare avanti? L’individualismo è la parola chiave che in questa città di provincia del profondo sud ha assunto toni esasperati, ed esasperanti per chi invece continua a credere come ha scritto Castaneda che “nella vita nulla ci viene regalato, tutto ciò che desideriamo va conquistato con fatica”.
Questo giornale continua a proseguire su questa strada con coraggio e determinazione, in compagnia dei pochi che hanno subito aderito con entusiasmo. A loro va il mio sincero ringraziamento.
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